Fabio Sozza: il fotografo del paradiso perduto

Fabio Sozza: il fotografo del paradiso perduto

[dfd_heading content_alignment=”text-left” enable_delimiter=”” mobile_alignment=”right” style=”style_10″ title_font_options=”tag:h1|color:%23c2451f” subtitle_font_options=”tag:h3″]Fabio Sozza: il fotografo del paradiso perduto

 

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Un click attraverso le nuvole.

Ragazze che corrono verso Eden immaginifici e immaginari alla ricerca di qualcosa che tende all’infinito. Prati e foglie secche che spesso prendono il posto di manti erbosi pulsanti di vita.
Visi freschi che millantano un’innocenza ormai perduta. Sono queste le figure femminili dall’apparente fascino preraffaellita che Fabio Sozza ritrae nei suoi scatti, dove la parte psicologica e spirituale delle sue protagoniste diventa il vero soggetto delle opere, mettendo in ombra le belle forme. In una concezione panica e panteistica della natura dove l’essere umano ritratto diventa una foglia, un fiore o un albero, parte integrante del creato.

My naive memories. Girl looking back on her past as a naive girl.

E luce fu.

Per Fabio Sozza la luce diventa un elemento cardine su cui ruotano le sue opere. Attraverso il diaframma della macchina fotografica la luce viene prima catturata e poi filtrata, rielaborata e piegata assecondando la volontà dell’artista, senza che questo espediente faccia risultare le opere artificiali e distaccate dalla realtà; anzi, attraverso questo mezzo le opere acquisiscono veridicità. Come Caravaggio esprimeva la carnalità dei personaggi ritratti attraverso la luce, Sozza ne rivela la spiritualità, la loro occultata intenzione di esistere in un mondo e in un modo che sfugge all’occhio ingenuo dello spettatore, ma che l’artista ci rivela. Un coltello da macellaio, anche se ghermito da giovani mani di fanciulla e celato dietro un vestito di organza e taffettà, rimane pur sempre un’arma letale.
La rappresentazione dei suoi lavori ci spinge a immaginarci appena svegliati da un sonno profondo, intenti a strofinarci gli occhi per meglio visualizzare il mondo reale e distinguerlo da quello onirico, ma i sogni di Sozza sono sempre premonitori e custodi di un significato più profondo, dove le fanciulle in fiore a volte sono semplicemente fanciulle che amano recidere i fiori.

Girl Sitting on an old armchair on a railway, holding an hourglass.

 

 

Time in the mirror.

Tempus(non)fugit.

Fabio Sozza è attratto dal tempo, un’idea partorita dall’uomo che non ha nessun riscontro nell’ordine naturale delle cose. Lo scorrere dei minuti, i granelli di sabbia che scivolano all’interno di una clessidra, il ticchettio di un orologio, sono oggetti e strumenti ideati dall’uomo nella sua continua ossessione di scandire, categorizzare e archiviare qualsiasi manifestazione della natura. L’essere umano – così come il creato nella sua totalità – continuerà a nascere, crescere, invecchiare e morire nel suo ciclo perpetuo, anche senza l’ausilio o la schiavitù dei “misuratori del tempo”. Ma le giovani donne presenti nelle opere dell’artista, immerse in uno scenario senza riferimenti temporali, non sciuperanno i loro visi con il sole cocente dell’estate, non imbiancheranno le loro chiome con il vento gelido dell’inverno e non consumeranno il dorso delle loro mani con lo scalfire impietoso dello scorrere delle stagioni perché Sozza, essendo un artista, ha un privilegio: donare l’eternità.

3 domande all’artista:

Henri Cartier-Bresson diceva: “Non è la mera fotografia che mi interessa. Quel che voglio è catturare quel minuto, parte della realtà”. Dal suo punto di vista, come può un fotografo del XXI secolo “catturare” la realtà utilizzando le nuove tecnologie di elaborazione digitale?

Quando si parla di catturare quel preciso istante, parte di un flusso perpetuo di immagini del mondo reale, io non penso a un’immagine con un valore di bellezza assoluto. Cartier-Bresson, affermando che non è la fotografia ciò che lo attrae, vuole in realtà dire che l’aspetto più affascinante della fotografia è ciò che in un preciso istante, da quel preciso angolo, in quelle precise condizioni di luce e atmosfera, il fotografo ha visto. Ma non si parla di essere nel posto giusto al momento giusto. Si parla invece di “visione”. La visione è quella che guida un fotografo, un pittore, uno scultore, un compositore verso la realizzazione di qualcosa che in realtà è nato nel regno dell’immaginazione creativa, nella sua testa. Un fotografo non è da considerarsi diverso da un pittore. Qualcuno può affermare che un pittore parte dal “nulla” e crea un’immagine, e che un fotografo parte già da un’immagine fatta, ma io sostengo che il fotografo fa la stessa cosa del pittore. Se ci pensate, un pittore ha degli strumenti. Gli strumenti del fotografo sono la macchina fotografica e i suoi accessori.

Tale assunto è presto spiegato. Provate a fare una foto a caso senza guardare nel mirino né curarvi delle impostazioni di scatto. La probabilità che esca qualcosa di artisticamente interessante è pari a quanto spesso possa risultare bello un dipinto creato ad occhi chiusi: è una probabilità esistente e reale, ma a mio avviso debole.

Più forte è invece agire con un intento creativo e guidati da una visione.

Nel XXI secolo, lavorare con gli strumenti creativi che offre la fotografia è ancora più facile. Le macchine fotografiche sono digitali e il costo di ogni scatto è infimo rispetto a quando si usava il rullino.

I software di Photo Editing sono sempre più potenti e intuitivi. Tutto ciò porta a una migliore possibilità per un numero sempre maggiore di persone di riuscire nell’intento creativo, quel percorso da visione a creazione materiale, con un certo successo.

Dove sta la soglia lo decide l’artista: posso prendere la foto di un albero su un cielo azzurro e decidere che il cielo azzurro non risponde al mood della mia visione, e dargli invece come sfondo una piastrella del pavimento della mia cucina, per poi decidere di cambiarne i colori e trasformare il marrone in ambrato e il verde in blu cobalto. Posso applicare delle texture in trasparenza e cambiare completamente il look dell’immagine. Posso partire da una visione così come invece lasciarmi guidare dagli stimoli visivi che ho e dal mood che sento di voler creare.

A volte invece un’immagine è già molto bella così come esce dalla macchina, necessitando quindi di interventi minori.

Io sono affascinato dalla tecnica del compositing. Il compositing prevede l’utilizzo di più fotografie da cui estrarre elementi utili. Tali elementi vengono quindi riassemblati in un’ulteriore immagine, che sarà il canvas sul quale viene creata l’immagine finale.

In realtà il compositing non si discosta molto dalla creazione libera di cui parlavo sopra: come un pittore, il fotografo decide quali elementi inserire in un’immagine, e quali togliere.

Ogni immagine ha sempre un certo numero di elementi: la cosa più importante di tutte, per colui che crea, è che ogni elemento che esiste un abbia una ragione ben precisa per cui si trova lì. Questo principio è fondamentale nel processo di creazione artistica, nonché nel processo di realizzazione di una visione. L’artista non deve mai perdere la presa sulla sua visione e sul motivo per cui ogni cosa si trova dove si trova.

 

Le protagoniste delle sue opere danno sempre la sensazione di celare una verità diversa da quella che vediamo. Il mistero per lei è fonte di eccitazione o di paura?

Proprio come in letteratura, sia italiana sia estera, il concetto di ignoto è ampiamente presente e utilizzato per creare mood specifici, così in pittura e in fotografia, tale concetto esprime la medesima potenza.

Il mistero, per l’uomo, è sempre stato fonte sia di paura sia di eccitazione. Tali emozioni infatti spesso si fondono. Credo che lo sconosciuto, l’ignoto, ciò che non si vede o che non si può conoscere sia estremamente affascinante. O meglio, l’effetto che tale strumento è in grado di creare è affascinante. Così come si può affermare che in tante situazioni della nostra vita reale mondana ci capita di pensare che sia meglio non sapere piuttosto che conoscere la realtà, o come a volte ci capita di spegnere il telegiornale per non vedere pezzi di realtà che ci disturbano, allo stesso modo sono convinto che il “non sapere” sia un elemento con un potere dalle mille sfaccettature in arte. Non solo affascina, bensì può intimorire, creare curiosità, ma anche un certo nebbioso stato di benessere, anche se un po’ plastico a volte (chi guarda sa che tale stato di serenità è solo finto, sa che c’è una verità più profonda dietro all’immaginario presentato, ma quasi si accontenta di non venirne a conoscenza).
Nella imagery che mi piace creare, sia che si parli di ritratti ambientati sia di paesaggistica, il tema dell’ignoto, del nebbioso, del mistero o del non visibile sono punti cardine che rappresentano lo stile visivo che sento di voler esprimere.

 

In Darkness Is Death, In Death Is Change.

Winds of Change and Keys.

Per essere un bravo artista utilizzando il mezzo fotografico bisogna avere più talento o più conoscenza degli strumenti?

Non mi piace usare la parola “talento”. Tutti agiamo in un certo modo, istintivamente. Io credo che si possa definire “talento” la combinazione di fattori per i quali un certo individuo, pur agendo istintivamente, è in grado di creare un prodotto artistico di alto valore oggettivo. Una determinata cosa può essere fatta in cento modi diversi magari, e chi ha “talento” riesce a farla in uno dei modi migliori e con uno sforzo minimo.
Io credo che tutti abbiamo delle visioni, dentro di noi. Possono essere immagini a cui pensiamo, scene che ci vengono in mente, sogni che abbiamo fatto. Tutti abbiamo un potere artistico e tutti un potere creativo. Poi, tra questi, c’è chi decide di metterlo in pratica. E tra questi ancora, c’è chi decide che metterlo in pratica a caso non è sufficiente. Così, una percentuale di questi decide di studiare come fare per realizzare ciò che “vede” e che vuole comunicare. Solo alcuni di questi poi accetteranno che tale decisione comporta studio e impegno, mettersi in gioco. E un numero ancora inferiore accetterà la critica dei più esperti, anche se presentata nel peggiore dei modi, trasformandola in stimoli costruttivi per correggere l’errore. Infine, credo ci sia ancora un sottogruppo ulteriore di coloro che decidono che questo percorso di studio e di formazione non può avere una fine e che quindi prevede che l’aggiornamento debba essere costante e perpetuo. Questo gruppo penserà che l’unico modo per avvicinarsi sempre di più alla propria visione iniziale, nel processo di creazione artistica, sia imparare il più possibile, sul numero maggiore di fronti. Tecnica fotografica, tecniche immaginative e creative, tecniche di ispirazione, tecnica di post produzione e uso dei vari software come Lightroom e Photoshop, ma anche dell’infinito numero di Plugin come Topaz e Nik. Ma non solo: da imparare ci sono anche infinite cose su come creare e gestire immagini digitali: in che formato mantenere il proprio archivio a seconda dello scopo per cui ho creato tali immagini? Per la stampa? Per la vendita online? Devono essere grandi o piccole?
Si può dire che questo micro gruppo di persone abbia talento? Non ne sono sicuro. Forse dipende dalle visioni che ha. Ma di certo dietro ci sono molto studio, impegno e costanza.

Il momento della fotografia è immenso. Posso fotografare solo per creare ricordi, per me stesso e i miei amici, ma posso fotografare per creare librerie di immagini da vendere online (su agenzie come Shutterstock, Adobe Stock, Alamy, iStock) la cui destinazione è prevalentemente l’uso sul web in blog o siti internet. Allora dovrò imparare che ogni file immagine ha dentro di sé spazio per ciò che viene chiamato metadata, e cioè dati di informazione immagine. Qui dovrò inserire le parole chiave che definiscono la mia immagine e imparerò che tali piattaforme richiedono questo passaggio affinché ogni immagine sia indicizzabile.

Posso invece decidere di creare immagini per copertine di libri. Beh allora agisco in modo differente sin dal principio. La mia creazione può essere dettata dagli ultimi trend o da ciò che so che venderà di più. Il mio intero flusso di lavoro cambia di nuovo e dovrò collaborare con agenzie come Trevillion o Arcangel.
Oppure posso decidere di creare immagini artistiche liberamente, e decidere che voglio vendere stampe Open Edition di tale arte attraverso piattaforme che gestiscono interamente la vendita e la stampa, in cambio di una percentuale sulle vendite.
In quel caso mi rifarò ad altre piattaforme ancora.
Chi decide di creare invece arte per la vendita sotto forma di stampe fine art a edizione limitata, che è ciò che muove il mio percorso, dovrà anche saper decidere in quali dimensioni offrire le sue collezioni, in quali quantità, a che costo e perché. Dovrà inoltre sapere che qualità devono avere i file che vanno in stampa, sia a livello di dimensioni sia di risoluzione. Dovrà avere un punto di riferimento a cui rivolgersi per la stampa, controllarne la qualità e curarsi della qualità. Dovrà offrire un certificato di autenticità e ancora più importante dovrà tenere traccia di ogni vendita e mantenere coerente l’offerta sulle diverse piattaforme o presso le diverse gallerie d’arte.

 

 

 

Chi è Fabio Sozza?

Affascinato dalla fotografia sin da piccolo, la prima macchina fotografica che potè considerare sua fu una usa e getta, ben presto sostituita con una compatta digitale, con cui iniziò a creare. Il momento più creativo prese vita grazie all’acquisto di una Bridge della Nikon: una via di mezzo tra una compatta e una reflex. Con qualche comando manuale, l’artista passò dal concetto di foto come “ripresa di una situazione” a quello di foto come atto creativo. La tecnica fotografica arrivò nel 2014, quando acquistò la sua prima reflex: una entry level della Nikon. Da quel momento decise che avrebbe indagato più a fondo. Una sete costante di miglioramento, il senso di non riuscire ad arrivare a comunicare al mondo ciò che vedeva, ma che la sua  macchina fotografica non riusciva a mostrare.
Iniziò a fare book fotografici per qualche cliente locale, lavorando anche con la product photography: si trattava di scatti di prodotti da inserire in cataloghi di aziende della zona.
Parallelamente però, la sua ricerca non si fermò e ancor meno la voglia di esplorare le diverse applicazioni della fotografia.
Attraverso ulteriore studio, ulteriori letture e altri seminari e video potè scoprire la sua vera passione. Attraverso alcuni seminari venne a conoscenza di molte informazioni e dettagli sul micromondo delle stampe fine art a edizione limitata. Fu colto da un’illuminazione:  la fotografia per lui era questo. Qualità prima di quantità. La fotografia come uno strumento per la creazione artistica che si avvale di una macchina fotografica, di certe lenti specifiche e degli strumenti di editing software per generare visioni condivisibili che siano opere uniche.
Oggi le sue creazioni sono esposte su Ugallery, SaatchiArt e Artfinder.

www.fabiosozza.it

 

 

 

2 Commenti
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    Rosalba C.
    Pubblicato: 13:25h, 15 Novembre Rispondi

    Foto paradisiache!

  • Avatar
    ปั้มไลค์
    Pubblicato: 16:26h, 01 Luglio Rispondi

    I Like this photos!! Great article post. Really thank you! Really Cool.

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