Me, myself and I

Ricordo un’immagine sbiadita di uno dei miei primi disegni consegnati alla maestra d’asilo: avevo circa quattro anni e con il mio grembiulino a quadretti azzurro porsi nelle mani dell’insegnante un foglio su cui era rappresentato un vaso pieno di fiori che rifletteva la sua ombra sul piano su cui era adagiato…LEGGI

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Vania Elettra Tam: etimologia del mondo femminile.

Le mille declinazioni dell’essere donna.

Donna protagonista, donna forte, donna oggetto. Donna che finge di essere oggetto perché consapevole di essere solo e soltanto un soggetto.
Fintamente distratta e superficiale, assorta nei suoi pensieri per celare un’intelligenza e una sensibilità superiori. Sono queste le donne ritratte da Vania Elettra Tam.
Nelle lingue neolatine, per indicare la donna vengono utilizzate parole dalle radici etimologicamente diverse; in francese si usa femme, derivato dal latino fēmĭna = femmina, ovvero nella sua stretta accezione di identificazione di genere; lo spagnolo mujer e il portoghese mulher, risalenti entrambi alla parola mŭlĭĕre, ovvero moglie, privilegiano un’accezione maschilista dove la figura femminile si materializza solo grazie alla presenza di un uomo che ne legittima il ruolo, ossia quello di moglie.
Ma in italiano, lingua romanza per eccellenza, parlata prevalentemente nel nostro Bel Paese, dove il latino è nato, l’origine del termine donna cela tutto un altro significato. La parola donna deriva da dŏmna, forma sincopata del latino classico domĭna, che significa “signora”, “padrona”.
La donna italiana, per definizione, non è identificata attraverso l’appartenenza a un genere sessuale o al ruolo concessole da un uomo, ma è donna perché domina la realtà, perché è padrona delle scene e del proprio destino.
Da sempre la cinematografia e la cultura anglosassone hanno giocato con lo stereotipo della donna italiana, sottomessa, succube e prostrata al volere di un marito padre padrone, spesso dimenticando che per decine di secoli, quando in alcune parti d’Europa la civiltà occidentale era appena abbozzata in scarabocchi informi, nell’antica Roma le matrone, oltre ad essere madri e mogli fedeli, avevano le sembianze delle divinità più importanti. La matrona era la madre (mater familias), dignitosa e rispettabile, responsabile della corretta gestione della casa e della crescita dei figli ma anche, in quanto madre di famiglia, deteneva molto potere, dirigendo i servi e gli schiavi che la chiamavano appunto “domina” (padrona). Le donne erano inoltre determinanti nelle scelte dei loro mariti in campo politico, e spesso ne favorivano la carriera lavorativa grazie alla bravura nell’intessere relazioni influenti.

 

L’ultima scena, ConTAMinAzione nel backstage di Leonardo, 2018, tecnica mista su tela.

Kanon regole ferree.

Le donne raffigurate da Vania Elettra Tam sono protagoniste della scena. Le loro forme delicate non devono indurci a pensare che siano esseri fragili, vittime degli eventi. Queste figure armoniose, eleganti e magistralmente realizzate grazie all’ottima padronanza tecnica dell’artista, prendono spunto sia dalle madonne rinascimentali, sia dalle donne del XXI secolo, eredi dirette della fierezza, forza e consapevolezza delle antiche matrone romane.
Le donne rinascimentali sono quelle che più stuzzicano il mio immaginario nell’ambito della produzione artistica di Vania Elettra Tam. Nel ciclo di opere intitolato Kanon regole ferree, bellissimi volti di ispirazione rinascimentale vengono modificati, allungati e deformati, nella speranza di raggiungere un canone di perfezione estetica che esiste solo nella mente delle protagoniste del ritratto stesso. Esse, spinte dal tentativo ossessivo di avvicinarsi a effimeri riferimenti di bellezza in perenne evoluzione con l’ausilio di strumenti meccanici, non si accorgono che proprio a causa di essi se ne allontanano.
Busti, corsetti, diavolerie meccaniche e chirurgiche che nel corso dei secoli hanno cercato di plasmare le forme e l’anima stessa delle donne. Le donne, esseri sublimi e forti in grado di determinare le sorti del mondo, spesso cadono a causa di una sola debolezza: l’insicurezza circa il loro aspetto esteriore.

Probabilmente tutto ciò di cui una donna ha bisogno è un uomo che le dica che sarebbe comunque bellissima anche se non fosse già così bella.

 

 

Occhio alla penna, ConTAMinAzione nel backstage di Leonardo, 2018, tecnica mista su tela.

 

 

Bellezze da copertina.

Nelle opere esposte alla mostra Leonardo Da Vinci dall’antico al moderno al Castello Sforzesco di Vigevano, un chiaro omaggio al genio leonardesco viene espresso dalla sottile ironia dell’artista Vania Elettra Tam, che ricrea una sorta di backstage preparatorio per la realizzazione degli immortali capolavori di Leonardo. Sono le modelle le protagoniste principali delle opere più iconiche della cultura occidentale, e nei dipinti di Vania Elettra Tam esse si accingono a effettuare gli ultimi ritocchi al make-up o alla propria acconciatura, utilizzando anche oggetti, trucchi e dispositivi elettrici non esistenti all’epoca della realizzazione del ritratto originale. Un’anatra starnazzante che scappa e non intende rimanere in posa dona dinamismo alla scena, mentre la presenza di piastre per capelli, palette di trucco, occhiali da vista indossati da un costumista e addirittura un estintore, “sbadatamente” dimenticati sul set diretto da un ipotetico regista distratto, aumentano la sensazione di spaesamento dello spettatore.
Troppo si è detto e si è scritto su Leonardo da Vinci e sulle modelle impiegate per la realizzazione delle sue opere, che a volte erano nobildonne, a volte meretrici, altre volte ancora uomini travestiti da donne, oppure tutti e tre contemporaneamente, ma Vania Elettra Tam, con estremo rispetto verso il genio universale del Rinascimento, è riuscita in modo fresco, audace e scherzoso a portare a casa un compito più che arduo: omaggiare sia Leonardo da Vinci che la misteriosa bellezza del mondo femminile.

 

 

Lucrezia Panciatichi, 2015, acrilico su tela.

3 domande per l’artista:

 

-Quali sono le difficoltà che un artista del XXI secolo deve superare? Quanto il marketing, l’idea scioccante o le speculazioni del mercato prevalgono sul vero talento?

Il “vero talento” è un’utopia. Il problema è essere al passo coi tempi, saperli interpretare e anticipare. Se il cinema e la letteratura sono radicalmente cambiati, l’uno invaso da effetti speciali, l’altra finalizzata al cinema che se ne “infischia del bello scrivere”, ciò che oggi importa è l’originalità dell’idea. Ormai non si fa più letteratura, si scrivono sceneggiature! Perché l’arte dovrebbe avere un destino diverso? Il valore di un quadro lo stabiliscono le aste, il valore di un artista i galleristi… Certo, non è facile, ma questa è la realtà e non si può tornare indietro. Si può trovare bellissima una macchina da scrivere, ma se non si usa il computer si è tagliati fuori dalla realtà. Quindi oggi, a mio modo di vedere, il vero talento è capire i meccanismi che governano il mondo dell’arte, usarli, ma rimanere fedeli a sé stessi, senza stravolgere il proprio modo di “sentire”.

 

-Qual è la donna, nel mondo dell’arte del presente o del passato, che lei considera come un esempio?

Tamara De Lempicka la trovo elegante, snob, piena di charme. Inoltre è un’interprete intelligente e ironica della sua epoca. Le sue opere sono inconfondibili e quello dello stile è il tallone d’Achille di molte, bravissime artiste di oggi, che sono invece “confondibilissime”.

Tuttavia, guardando al passato, non posso non amare una donna straordinaria quale Sofonisba Anguissola, che impressionò con la propria arte e la propria cultura artisti quali Caravaggio e Van Dyck.

 

Se domani si svegliasse nell’anno 3018, a suo avviso cosa sarebbe concepita come arte? Saremmo pervasi da una straordinaria digitalizzazione del lavoro artistico e creativo oppure ci sarebbe ancora posto per pennelli, tubetti di colore e tele?

Nel 3018, in un cratere profondissimo, gli “umaniani” troveranno una capsula del tempo “ufficiosa”, realizzata da tal Ciro Esposito, di Cava dei Tirreni. All’interno una cassetta di Nino D’Angelo, un quadro di Scrofalo e il paginone centrale di un Playboy del 2000 e 100 tubetti di colore. Gli Umaniani porranno il paginone nel museo virtuale d’arte moderna, useranno “accussì te ne vaje” come inno nazionale e spremeranno i tubetti di colore sui grilli fritti e sulle cavallette in umido… No, la pittura sarà sostituita dal pensiero… basterà concentrarsi e da una stampante neuronica sottocutanea uscirà una tela bell’e pronta. Temo che fra mille anni dovrò trovarmi un altro lavoro!

Ti manca Scrofalo, vero? Ebbene, sarà giudicato intollerabile anche nel 3018 e bruciato sulla pubblica piazza.

Eleonora da Toledo, 2015, acrilico su tela.

 

Fotoritratto di Vania Elettra Tam.

Antonio De Renzo

Collezionista d'opere d'arte, di libri e di oggetti di design, ho deciso di creare Artangy, un blog che si occupa in maniera divertente e a volte dissacrante di arte, letteratura, cinema, moda, viaggi e di tutto quello che stimola la mia curiosità, il tutto con un retrogusto Tangy=Piccante.

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