Me, myself and I

Ricordo un’immagine sbiadita di uno dei miei primi disegni consegnati alla maestra d’asilo: avevo circa quattro anni e con il mio grembiulino a quadretti azzurro porsi nelle mani dell’insegnante un foglio su cui era rappresentato un vaso pieno di fiori che rifletteva la sua ombra sul piano su cui era adagiato…LEGGI

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Stefano Bolcato: giocando si impara.

Messaggi di plastica.

Arte o pubblicità, realtà o finzione, oggetto comune o pezzo d’autore?
In un mondo pieno di contraddizioni dove i margini e i confini che determinano le reali caratteristiche dello scibile umano, l’uomo moderno si trova disorientato nella definizione della realtà che lo circonda. Notizie vere o false, profilo social rispondente alla realtà o edulcorato, opera d’arte o semplice oggetto decorativo?
Chi ha aperto la strada a questa commistione tra consumo di massa e fruizione elitaria, elevando a rango di opera d’arte ciò che affollava le mensole del supermercato o i muri delle strade attraverso manifesti e cartelloni pubblicitari è stata la pop art. Come non ricordare le famose zuppe Campbell di Andy Warhol, le sue Marilyn o i marchi Coca-Cola o Esso dipinti dal nostrano Mario Schifano?
Il cheap che diventa chic, Il vuoto che diventa pieno, il finto che diventa vero.
Difficile per l’uomo moderno districarsi nel marasma di stimoli soprattutto digitali che promettono (o minacciano) di farci evolvere da homo sapiens sapiens a homo technologicus, sostituendo parte delle nostre funzioni cerebrali grazie all’ausilio di computer ed elaboratori sempre più evoluti, generando intelligenze artificiali sempre più efficienti rispetto a quelle biologiche.
Stefano Bolcato analizza le origini della nostra evoluzione cognitiva, non riportandoci nelle caverne ma accompagnandoci al momento della vita nel quale iniziavamo a prendere contatto con la realtà attraverso il gioco.
Pedagogisti e psicologi hanno da sempre esaltato la funzione didattica del gioco considerandolo un indispensabile cibo per la mente.
Ma allora quale modo per comunicare con gli adulti rendendo semplici concetti articolati se non attraverso l’uso dei giocattoli?

Omaggio a Marilyn Monroe di Andy Warhol.

Plastica sei e plastica ritornerai.

Con l’avvento dell’era industriale, l’inesorabile trasformazione dei materiali usati per la produzione dei giocattoli ha dato spazio all’introduzione della plastica.
Anche la leggendaria azienda dei famosi mattoncini Lego si converte presto all’utilizzo di questo materiale resistente, antiurto dai mille colori accattivanti.
Ricordo con nostalgia la mia scuola materna con il mio banco di legno ricoperto di formica azzurra dove costruivo le mie casette con quei cubetti scintillanti.
Mattone su mattone, prendeva forma la mia fantasia, la mia capacità manuale e la mia conoscenza. Ricordo pure con quale veemenza riuscivo a rompere qualche pezzo se non si incastrava perfettamente con il mio progetto, cercando di nascondere la malefatta alla mia maestra.

La belle Ferronnière di Stefano Bolcato, Omaggio a Leonardo da Vinci.

La belle Ferronnière di Stefano Bolcato, Omaggio a Leonardo da Vinci.

I volti dei personaggi Lego ritratti di Stefano Bolcato con il loro tipico colore giallo ideato per evitare di assegnare una specifica etnicità ai soggetti, ci avvicinano a comprendere meglio sia le opere d’arte Rinascimentale, un esempio è Il Ritratto di Dama, noto anche come Belle Ferronnière di Leonardo da Vinci, sia il senso della realtà che vive l’uomo contemporaneo, semplificandone il linguaggio. Le mani dei personaggi sono a forma di tenaglia per meglio adattarsi agli oggetti e non viceversa, quasi a voler sottolineare che è l’uomo che deve sempre più adattarsi al mondo circostante e non è più il mondo a essere costruito e organizzato per assecondare i bisogni del suo fruitore.

In atto c’è un crescente processo di semplificazione delle informazioni che tende a sostituire sempre più la parola, lasciando spazio all’immagine, riportandoci a un’involuzione dove l’uomo del futuro perderà l’uso della scrittura e della parola e comunicherà attraverso suoni gutturali o per mezzo di immagini proiettate su tavolette digitali al posto di quelle di argilla usate dai suoi antenati.
In tutto questo ogni anno vengono prodotti 19 miliardi di mattoncini Lego, 19 miliardi di pixel che compongono la nostra realtà e affolleranno il nostro pianeta. Chissà che fine faranno dopo che avranno assolto la loro funzione didattico-pedagogica.
Attraverso forme ammalianti e colori vitaminici l’artista sembra quasi presentarci un futuro distopico dove lo spettatore per comprendere la realtà dovrà attingere dal falso.
La vita sostituita dalla fiction, gli amici dai follower, la carne dalla plastica.
In un futuro remoto, gli archeologi capiranno la nostra vita, i nostri usi e costumi, grazie all’analisi di questi personaggi di plastica. Perché la plastica sopravviverà alla carne.

Google earth.

Google earth.

Chi è Stefano Bolcato?

Stefano Bolcato vive e lavora a Roma. Ha iniziato come autodidatta negli anni ’80, successivamente si è diplomato all’Accademia di Belle Arti con Alfonso Avanessian e Giovanni Arcangeli presso la Scuola di Arti Ornamentali di Roma. Disegno, pittura, fotografia e video sono le forme espressive utilizzate per il suo lavoro. Temi e materie variano nella proposta artistica di Stefano Bolcato, la parte principale della sua produzione è la pittura figurativa. Una ricerca che si muove tra atmosfere metafisiche, temi sociali e particolare attenzione al valore del patrimonio artistico e culturale.

www.stefanobolcato.com

Stefano Bolcato. Fotoritratto.

Stefano Bolcato. Fotoritratto.

Antonio De Renzo

Collezionista d'opere d'arte, di libri e di oggetti di design, ho deciso di creare Artangy, un blog che si occupa in maniera divertente e a volte dissacrante di arte, letteratura, cinema, moda, viaggi e di tutto quello che stimola la mia curiosità, il tutto con un retrogusto Tangy=Piccante.

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