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Ricordo un’immagine sbiadita di uno dei miei primi disegni consegnati alla maestra d’asilo: avevo circa quattro anni e con il mio grembiulino a quadretti azzurro porsi nelle mani dell’insegnante un foglio su cui era rappresentato un vaso pieno di fiori che rifletteva la sua ombra sul piano su cui era adagiato…LEGGI

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Raffaello e l’eco del mito

Il genio dell’arte rinascimentale.

Quella inaugurata a Bergamo il 27 gennaio e aperta al pubblico fino al 6 maggio 2018 presso la Fondazione Accademia Carrara non è una mostra su Raffaello, ma un viaggio attraverso 60 opere provenienti da musei nazionali e internazionali.

Realizzata in collaborazione con la GAMeC e in coproduzione con Electa/Marsilio, la mostra “Raffaello e l’eco del mito” è composta sia da opere giovanili del maestro che da dipinti, sculture e testimonianze di autori e maestri dell’Ottocento e del Novecento che hanno guardato a Raffaello come fonte di ispirazione. ll percorso inizia con il racconto dell’ambiente culturale di Urbino, città natale di Raffaello che, sotto la signoria di Federico da Montefeltro, ospita artisti come Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, Luca della Robbia.

Perchè visitare la mostra “Raffaello e l’eco del mito”?

In mostra sono esposte opere maestose, con accostamenti antologici, filologici e cronologici che fanno capire allo spettatore come un artista geniale come Raffaello Sanzio abbia cambiato la cultura visiva in Europa. La mostra guida il visitatore, attraverso uno straordinario allestimento, verso la percezione visiva ed emozionale delle opere.

La fornarina di Raffaello Sanzio, 1518-1519

Qual è la scommessa di questa mostra?

Maria Cristina Rodeschini, attraverso questa mostra, ha l’obiettivo di coniugare il lavoro di ricerca attraendo anche un pubblico di massa, senza per questo svilirne l’aspetto scientifico puntando solo alla creazione di un “blockbuster campione di incassi al botteghino”. Lo scopo primario, infatti, è quello di allestire una mostra con un peso culturale, fondato su presupposti non scontati, accostando opere che consentano un’esperienza unica, rendendo il percorso conoscitivo fruibile anche dal grande pubblico.

La validità del lavoro scientifico e di ricerca necessario per l’allestimento di questa mostra è comprovata anche dal sostegno ricevuto dalle istituzioni museali più importanti del mondo che, dopo averne visionato il progetto iniziale, con grandissima generosità hanno prestato all’Accademia importanti opere di Raffaello.

Quante opere di Raffaello sono in mostra?

Dalla Madonna Diotallevi di Berlino alla Croce astile dipinta del museo Poldi Pezzoli, al Ritratto di giovane di Lille, sono tredici i capolavori di Raffaello in mostra. Ovviamente il cuore propulsivo dell’esposizione è il San Sebastiano del periodo giovanile dell’artista, conservato nell’Accademia Carrara, che testimonia il gusto raffinato del collezionismo bergamasco. Visitando la mostra si intraprende un emozionante viaggio accompagnati da Raffaello e da più di trenta artisti vissuti in diverse epoche storiche e artistiche: da Perugino a Giorgio de Chirico, da Signorelli a Pablo Picasso, da Giovanni Santi a Christo, in un inedito percorso dal Rinascimento ai giorni nostri.

Autoritratto. Raffaello

Chi è Raffaello Sanzio.

Raffaello Sanzio, pittore e architetto italiano del Rinascimento, è nato il 6 aprile 1483 a Urbino. A quel tempo, Urbino era considerato un centro culturale che incoraggiava la produzione artistica. Il padre di Raffaello, Giovanni Santi, è un pittore per il duca di Urbino, Federigo da Montefeltro. Giovanni insegna al giovane Raffaello le tecniche di pittura di base affinado i suoi studi umanistici presso la corte del Duca di Urbino. Nel 1494, quando Raffaello ha solo 11 anni, Giovanni muore. Dopo il tragico evento Raffaello è costretto ad assumere il compito di gestire il laboratorio del padre. Il successo non tarda ad arrivare superando quello di suo padre; Raffaello viene presto considerato uno dei migliori pittori della città. Nel 1500 il maestro Pietro Vannucci, altrimenti noto come Perugino, invita Raffaello a diventare suo apprendista a Perugia. L’apprendistato dura quattro anni e fornisce all’artista l’opportunità di acquisire le tecniche che accrescono ulteriormente il suo genio artistico, permettendogli di creare capolavori che ancor oggi sono ammirati in tutto il mondo.

Raffaello muore il 6 aprile 1520, a soli 37 anni.

Cristina Rodeschini-responsabile Accademia Carrara di Bergamo.

Quante opere sono esposte nella mostra “Raffaello e l’eco del mito”?

Sessanta opere raccontano la formazione del genio rinascimentale, la trama delle sue relazioni, la fortuna del suo mito nell’Ottocento e la sua eco nella contemporaneità.

La mostra curata da Maria Cristina Rodeschini, è l’occasione per vedere ricomposte opere come le tre parti della Pala Colonna che provengono rispettivamente dal Metropolitan Museum di New York, dalla National Gallery di Londra, dall’Isabella Stewart Gardner di Boston e le tre componenti della Pala del beato Nicola da Tolentino provenienti dal Detroit Institute of Arts e dal Museo di Palazzo Reale di Pisa.

Raffaello e l’eco del mito. Manifesto.

Antonio De Renzo

Collezionista d'opere d'arte, di libri e di oggetti di design, ho deciso di creare Artangy, un blog che si occupa in maniera divertente e a volte dissacrante di arte, letteratura, cinema, moda, viaggi e di tutto quello che stimola la mia curiosità, il tutto con un retrogusto Tangy=Piccante.

There are 2 comments on this post
  1. Angelica
    Febbraio 11, 2018, 12:01 pm

    Una mostra ben organizzata. Complimenti alla curatrice Maria Cristina Rodeschini.

  2. Workart
    Febbraio 11, 2018, 3:53 pm

    Purtroppo vivendo in Sicilia, non riesco a vedere la mostra. Sapreste dirmi dove reperire il catalogo? Grazie.

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