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Ricordo un’immagine sbiadita di uno dei miei primi disegni consegnati alla maestra d’asilo: avevo circa quattro anni e con il mio grembiulino a quadretti azzurro porsi nelle mani dell’insegnante un foglio su cui era rappresentato un vaso pieno di fiori che rifletteva la sua ombra sul piano su cui era adagiato…LEGGI

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Loving Vincent, il film girato con il pennello

Vincent (Starry night).

 

Loving Vincent è una detective story, un docu-film, un biopic, un sorprendente film di animazione, ma soprattutto una dichiarazione d’amore a Vincent Van Gogh. Il vero disegno consiste nel modellare con il colore, sosteneva l’artista olandese, e Loving Vincent è un film interamente disegnato e dipinto a mano sul mondo interiore e non di Van Gogh, reso con il tratto del pittore stesso. Ogni inquadratura è un quadro vivente, un tableau vivant; a colori le immagini del presente, in bianco e nero i flashback.

Armand Roulin è un giovane senza arte né parte. Il padre, postino e amico di Vincent, tante volte da lui ritratto, lo incarica di cercare il fratello di Van Gogh, Theo, per consegnargli l’ultima lettera del pittore. Tuttavia anche Theo è deceduto, a sei mesi di distanza. Armand si reca a Auvers-sur-Oise, l’ultima dimora di Vincent, dove prova a ricostruirne le ultime settimane di vita, e durante l’indagine il giovane si appassiona al destino di quello che era definito “un povero pazzo”.

Loving Vincent (il titolo gioca sul doppio senso dell’amore per il pittore e del saluto in chiusura delle lettere che Vincent spediva al fratello Theo) è un film che si basa sui dipinti, gli ambienti e i personaggi ritratti da Van Gogh, come se tutto quello che si possa sapere su di lui provenga dalle sue opere. Il film ricrea i suoi dipinti più famosi; le scene del film sono ambientate nei café e nei locali di Arles, nelle stanze da lui ritratte, nei campi di girasole e nei luoghi frequentati dai suoi soggetti preferiti – pescatori, contadini, donne di piacere. Loving Vincent è un film d’animazione che vanta Van Gogh come art director, in cui si resta incantati dagli abbinamenti dei colori, dalle espressioni dei personaggi e dalla cupa malinconia che abitava il cielo di Vincent.

In Loving Vincent l’aspetto biografico è solo luce sullo sfondo, come la stessa narrazione, perché a prendere vita sono i dipinti dell’artista: il tempo meteorologico, i colori, i soggetti, tutto è divenire. Anzi talvolta si ha l’impressione che il protagonista non sia più l’artista morto, ma la malvagità di una piccola comunità incapace di tollerare il diverso. La sofferenza di Van Gogh viene indagata non tanto per scovare il movente del suicidio, ma per comprendere la strabiliante maniera in cui riuscì a canalizzarla. Loving Vincent è uno studio meticoloso, amorevole, il tentativo di farci accostare a un grande dolore.

 

Immagine tratta dal film “Loving Vincent”.

Immagine tratta dal film “Loving Vincent”.

Scritto nelle stelle.

Le stelle che presiedono alla sua nascita. Vincent era il più grande, ma non il primo figlio; egli nasce il 30 marzo 1853, esattamente un anno dopo la nascita di suo fratello Vincent, morto pochi giorni dopo essere venuto al mondo. Strana coincidenza, come a dire che il cielo considerava Vincent un mero rimpiazzo del primo; e per tutta la vita, Vincent si sente così, un usurpatore, re di un animo inquieto, tormentato.

Le stelle che dominano nel suo notturno più celebre. Per simulare il tremolio delle stelle, Van Gogh stende un colore molto diluito, con piccoli tratti concentrici, lasciando tra una pennellata e l’altra minuscoli spazi, in cui affiora il bianco della tela. Le stelle vorticano nel blu come imperturbabili meteore nella massa dell’universo. Guardare le stelle lo faceva sognare; avrebbe voluto toccarle. ‘Come prendiamo il treno per andare a Tarascona o a Rouen, così potremmo prendere la morte per raggiungere le stelle’, scrive a Theo nel 1888.

Le stelle luminose nel firmamento artistico di Van Gogh. Attraverso l’intensità delle gamme cromatiche, i suoi ritratti dovevano dare forma all’interiorità del soggetto, più che al suo aspetto esteriore. Van Gogh non mira alla rassomiglianza col soggetto, ma desidera farne emergere le espressioni più appassionate. La pittura rende visibile l’invisibile, non cerca la riproduzione esatta, per quello è nata ormai un’altra tecnica, la fotografia.

 

 

Immagine tratta dal film “Loving Vincent”.

Chi è Vincent Van Gogh?

Vincent nasce nel 1853, in un paesino del nord del Brabante olandese, figlio di un pastore protestante. Nel 1869, interrotti gli studi, parte per L’Aja e lavora come commesso nella succursale della casa d’aste Goupil. Dopo una parentesi londinese, nel 1875 è definitivamente assegnato alla sede parigina della Goupil, ma trascura il lavoro: visita invece i musei e le gallerie d’arte. Nel 1877 torna ad Amsterdam con l’intenzione di studiare teologia e diventare pastore come il padre. Nell’estate del 1878, deciso a predicare la Bibbia, si mette in viaggio verso il Borinage, la regione belga delle miniere di carbone. Lì comincia a dipingere lavori che riflettono i colori smorti della campagna, delle torbiere, e il cielo saturo di gas. Nel 1886 si trasferisce a Parigi, ospite del fratello Theo che fa il mercante di quadri. A Parigi frequenta Toulouse-Lautrec, scopre gli impressionisti e abbandona i colori cupi. Nel febbraio del 1888 parte per Arles, in Provenza, dove prende in affitto la Maison Jaune, tra la stazione ferroviaria e il Rodano, per creare un ostello per pittori. Paul Gauguin arriva alla fine di ottobre, ma in dicembre le violente discussioni dei due sull’arte degenerano. Vincent aggredisce l’amico con un rasoio, ma poi si taglia l’orecchio sinistro, lo avvolge in un foglio di giornale e lo porta in dono a una prostituta, Rachel. Gli abitanti di Arles firmano una petizione per farlo rinchiudere e Vincent si presenta spontaneamente all’ospedale di Saint-Rémy. Le crisi depressive si fanno sempre più frequenti, e nel maggio 1890 si trasferisce a Auvers-sur-Oise, un paese a nord di Parigi, sotto la protezione del dottor Gachet. Il dipinto Campo di grano con volo di corvi, con il suo cielo minaccioso che sembra contenere due soli, come in un’allucinazione, è il suo ultimo quadro. Il 27 luglio del 1890 Van Gogh si spara una revolverata; rientra nella sua camera, dove muore due giorni dopo. Viene sepolto nel cimitero locale, in mezzo ai campi di grano.

 

Van Gogh. Autoritratto.

Antonio De Renzo

Collezionista d'opere d'arte, di libri e di oggetti di design, ho deciso di creare Artangy, un blog che si occupa in maniera divertente e a volte dissacrante di arte, letteratura, cinema, moda, viaggi e di tutto quello che stimola la mia curiosità, il tutto con un retrogusto Tangy=Piccante.

There are 2 comments on this post
  1. Agosto 15, 2018, 7:30 am

    Sono contento di aver scoperto questo blog

    • Marzo 17, 2019, 8:13 am

      Grazie Marcello, scusa per la risposta in ritardo ma mi era sfuggito il tuo commento! Continua a seguirmi su http://www.artangy.com! A presto, Antonio.

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