Me, myself and I

Ricordo un’immagine sbiadita di uno dei miei primi disegni consegnati alla maestra d’asilo: avevo circa quattro anni e con il mio grembiulino a quadretti azzurro porsi nelle mani dell’insegnante un foglio su cui era rappresentato un vaso pieno di fiori che rifletteva la sua ombra sul piano su cui era adagiato…LEGGI

Tag recenti

Contatti

info@artangy.com

Tags

Giuseppe Ciracì: l’artista cullato dal vento, dall’acqua e dal sole.

L’anima della materia.

La bellezza degli elementi esposti alle intemperie ha da sempre affascinato il mio immaginario. Sin da piccolo, quando vedevo un pezzo di metallo arrugginito, un ritaglio di carta arso dal sole o un brandello di stoffa consumato dalla pioggia e dal vento, mi chiedevo che cosa fosse stato in origine quell’oggetto. Mi chiedevo se quel metallo ormai ossidato un tempo avesse avuto la forma di una collana che cingeva il collo di una elegante signora, se il brandello di stoffa fosse stato un lembo del suo regale vestito e il pezzo di carta, la lettera del suo amato lontano. Mi perdevo in elucubrazioni sulle persone che erano state le proprietarie di quegli oggetti abbandonati, e se esse ne patissero la perdita. In quel momento oggetti insignificanti, grazie alla capacità corrosiva degli agenti atmosferici, non perdevano significato e forma, ma l’acquisivano.
La ricerca di Ciracì nell’utilizzare le pagine di un testo di storia dell’arte del liceo, consumate dal sole e dalla pioggia, divenute supporto pittorico per adagiare le membra dei soggetti delle sue opere, ne acuiscono la perfezione tecnica e stilistica.

Venere, 2017. Matita su carta, due pagine del libro La natura e il paesaggio nella pittura italiana esposte alle intemperie per tre mesi, 29,5×58.

Sensualità metafisica ed erotismo spirituale.

Le pagine arse dal sole sono le fronti e la pelle scalfita della gente anziana dell’amata Puglia, sua terra natale.
Le luci e i colori delle sue opere sono fortemente influenzati dalle atmosfere pugliesi, dove le estati sono caratterizzate da un sole accecante e da un cielo azzurro intenso.
Opere intrise di una sensualità metafisica, linee e forme dei corpi che rimandano a un erotismo spirituale, supporti cartacei violati dal sole e dalle intemperie…in un andirivieni di emozioni “ossimoreggianti” che provoca lo stordimento dei sensi, come in una sorta di sindrome di Stendhal.
Le sensazioni che si provano dinanzi ai lavori di Giuseppe Ciracì sono contrastanti, alla stregua di quelle che subisci quando scopri l’esistenza di un individuo che ti attrae tanto, ti colpisce da morire ma quasi non vuoi toccare per non sciupare quella bellezza spirituale… nella consapevolezza che non potrai mantenere per sempre questa promessa di castità e distacco, perché presto la spiritualità cederà il posto alla passione.

Il libro La natura e il paesaggio nella pittura italiana esposto alle intemperie.

La rinascita della vera bellezza.

Come un maestro rinascimentale del XXI secolo, Ciracì, con chiari riferimenti agli studi di anatomia leonardesca, guida lo spettatore moderno verso un’educazione alla bellezza. Lo stupore che si prova guardando le sue opere non risiede solo nel concetto espresso, ma anche e soprattutto nella bellezza oggettiva dei soggetti rappresentati. Nella convinzione che non si possa dipingere così bene un corpo se non lo si sia prima amato alla follia, nella speranza che un giorno lo stesso spettatore possa essere oggetto di tanto desiderio e amore.
Alla stregua di Michelangelo, che considerava la scultura l’arte del togliere, al fine di svelare tutto ciò che già esisteva nella materia, Ciracì lascia volutamente incompiute le sue opere perché le parti mancanti sono presenti in noi. Il “Non-Finito” è una condizione interiore, la presa di coscienza destinata a svilupparsi nella mente dell’artista man mano che il suo pensiero matura nella consapevolezza di quanto l’esperienza umana sia frammentaria e abbia un termine. Un percorso concettuale nel quale è impossibile indicare un punto di arrivo preciso. L’incompiuto, il passare del tempo, la vita, la morte. La vita che riemerge dalla morte.

Sn 2, 2009. Tecnica mista su tela cm 120×110.

Tre domande per l’artista:

 L’arte contemporanea è pervasa da artisti che sostituiscono le belle forme, i virtuosismi e le capacità tecniche con lo scandalo, con il turbamento e con lo stupore attraverso performance e installazioni, dove la mission principale sembra quella di dover impressionare l’osservatore. In questo scenario ha ancora senso essere talentuosi dal punto di vista pittorico?

 “Secondo me sì, a patto però che il virtuosismo tecnico non sia fine a se stesso ma diventi, nelle mani dell’artista, strumento messo a disposizione di memoria e immaginazione, elementi indispensabili per la creazione dell’opera, che necessariamente deve accoglierle ed essere la somma di esperienze possibili e impossibili al contempo. L’opera, ma l’arte in generale, è quel territorio “magico” in cui immaginazione, realtà e memoria si incontrano e si fondono per riscrivere e riprogettare futuri possibili, a prescindere dagli strumenti o medium utilizzati.

D’altronde era già sotto gli occhi di tutti il fatto che la pittura fosse tornata alla ribalta nel panorama dell’arte contemporanea, anche se in molti ancora stentavano a crederlo. La conferma viene proprio dagli Stati Uniti, e in particolar modo da Chelsea, che negli ultimi anni hanno visto le più potenti gallerie aprire i loro spazi alla pittura. Anche in Italia, finalmente, si comincia a porre l’attenzione sull’arte figurativa; ultimamente lo ha fatto il critico Demetrio Paparoni al Palazzo delle Stelline di Milano con l’interessante mostra “Le nuove frontiere della pittura”, dove ha offerto al pubblico un momento di riflessione e l’occasione per scoprire il carattere innovativo che la pittura riveste oggi nel panorama internazionale.”

Tela, cartoncino, carta esposta alle intemperie. Quanto il supporto dell’opera incide sul risultato finale?

 “Direi tantissimo. L’ultimo ciclo di lavori, le carte esposte alle intemperie, è germinato proprio da una riflessione attenta e intima sulla luce, la natura e il rapporto con l’uomo, maturata in questi primi anni di trasferimento da Milano al Sud, in Puglia, nel Salento.

I disegni realizzati a partire dall’anno 2014/15 sono carte a tecnica mista dove il mio intervento si innesta su superfici alterate e macerate dall’azione della Natura. L’aria, il vento, il sole, la pioggia sono intervenuti direttamente, modificando e trasformando il supporto, vecchie pagine di un libro di storia dell’arte, dove il tempo della storia si è intrecciato con il tempo della Natura e, insieme, si sono sincronizzati con il tempo dell’artista.”

Uno degli elementi che più affascina dei suoi lavori sono le parti del dipinto lasciate in bianco, senza colore. In che modo l’incompiuto comunica nelle sue opere?

 “Scarnificazione e sottrazione non solo di linguaggio, ma anche di contenuto, attraverso l’incompiutezza dell’immagine, che sembra confermare i limiti dell’uomo e della sua fisicità corporea così fragile e mortale. Il non finito nelle mie opere ha una valenza importante: il bianco della tela o del foglio lasciato scoperto sembrano parlarci ancora dei vuoti e delle paure contemporanee, di quelle zone inesplorate che attraverso l’esistenza colmiamo. Parlando di horror vacui, Aristotele afferma che la natura rifugge il vuoto, e perciò tende a riempirlo costantemente; allo stesso modo gli squarci, le lacerazioni sulla tela e sulla carta sono vuoti da riempire, zone dove ricercare la verità dell’esistenza attraverso l’Arte che, come diceva Theodor Adorno, “è magia liberata dalla menzogna di essere verità.”

Un’idea per l’Arcangelo Michele, 2015. Olio, acrilico, matita e pastello su tela, cm 234×116. Progegetto site specific PALE D’ALTARE al Map, Museo Mediterraneo dell’Arte presente di Brindisi, 2015

Chi è Giuseppe Ciracì.

Nato a Brindisi nel 1975, si diploma presso il Liceo Artistico “Edgardo Simone” di Brindisi e prosegue gli studi in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Lecce. Avvia il suo percorso professionale in Puglia per poi trasferirsi, nel 2003, a Milano, dove sviluppa le ricerche nell’ambito della pittura figurativa. Nel 2007 collabora con i suoi dipinti al film-documentario Sigmund Freud. Il grande pensatore, per la regia di Ferruccio Valerio. Nello stesso anno, focalizza l’intera produzione sul tema del ritratto, per poi approdare alla serie polimaterica ispirata ai fogli di Windsor.
Prende parte a numerose collettive e personali in Italia e all’estero, da Lecce a Roma, da Venezia a Milano, fino a Berlino e Bali, in Indonesia. Tra le più recenti si ricordano le personali A Windsor, allestita nel Palazzo Vernazza Castromediano di Lecce; Il Paesaggio Interiore, negli spazi di scatolabianca a Milano; la mostra Opere Scelte 2008-2014, nel Palazzo Granafei Nervegna di Brindisi, e Incompleteness, mostra che il Dipartimento di Beni Culturali dell’Università del Salento gli dedica nella sede del Rettorato di Lecce. Ciracì risulta tra i finalisti in diversi premi, tra cui il Premio Celeste, il Premio Arte Laguna di Venezia e il Premio Pittura Zingarelli nel 2010, il Mag Prize a Milano nel 2011 e il Premio Ora a San Donà di Piave nel 2013. Recentemente viene selezionato dal critico Alberto Dambruoso a prendere parte alla Residenza Artista BoCs Art 2015 a Cosenza.
È docente di Arte e Immagine e di Discipline Pittoriche nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Attualmente vive e lavora tra Brindisi e Milano.

Giuseppe Ciracì in una fotoritratto.

Antonio De Renzo

Collezionista d'opere d'arte, di libri e di oggetti di design, ho deciso di creare Artangy, un blog che si occupa in maniera divertente e a volte dissacrante di arte, letteratura, cinema, moda, viaggi e di tutto quello che stimola la mia curiosità, il tutto con un retrogusto Tangy=Piccante.

Leave a reply