Me, myself and I

Ricordo un’immagine sbiadita di uno dei miei primi disegni consegnati alla maestra d’asilo: avevo circa quattro anni e con il mio grembiulino a quadretti azzurro porsi nelle mani dell’insegnante un foglio su cui era rappresentato un vaso pieno di fiori che rifletteva la sua ombra sul piano su cui era adagiato…LEGGI

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American Horror Story

Classici orrori americani.

Case infestaste, Suore indemoniate, Vampiri, Streghe e Fenomeni da baraccone: sono questi alcuni dei temi trattati in American Horror Story, una serie televisiva statunitense di genere Horror, concepita in modo che ogni stagione avesse trama, ambientazione e personaggi diversi interpretati prevalentemente dallo stesso cast di attori.

Amata dalla critica e dal pubblico, la serie negli anni ha ottenuto numerosi riconoscimenti vantando 16 Emmy Awards e 2 Golden Globe.

La serie è divisa in sette stagioni:

  • Prima stagione: Murder House
  • Seconda stagione: Asylum
  • Terza stagione: Coven
  • Quarta stagione: Freak Show
  • Quinta stagione: Hotel
  • Sesta stagione: Roanoke
  • Settima stagione: Cult

Prima stagione: Murder House.

Protagonisti di ” Murder house”.

Murder House. Il titolo della prima stagione ci fa presupporre che l’omicidio sarà un tema ricorrente per lo sviluppo delle sceneggiature di AHS. La prima puntata della serie antologica viene trasmessa per la prima volta negli Stati Uniti nel 2011 e ci introduce nel mondo disturbato di Ryan Murphy e Brad Falchuk, ideatori della serie. La storia si sviluppa attorno alle vicissitudini della famiglia Harmon che, dopo essersi trasferita in una casa stregata di Los Angeles, diventa preda della follia che si insinua ferocemente nelle menti dei singoli componenti. In questa stagione iniziamo ad avere un piccolo assaggio della maestosità interpretativa di Jessica Lange che purtroppo ricopre solo un ruolo relativamente marginale ovvero quello di Constance, la vicina di casa della Famiglia Harmon e madre di una ragazzina affetta dalla sindrome di down. Anche se il cast della serie è scelto con estrema accuratezza, sembra sempre uno spreco che la telecamera possa spostare l’obiettivo anche solo per un istante da Constance; sebbene sia politicamente scorretta con  sua figlia rivolgendosi a lei chiamandola addirittura “mongoloide”, questo comunque non fa venire nello spettatore la voglia di impugnare un fucile e farle saltare la testa dal collo, perché tutti i personaggi interpretati dalla Lange, riescono a trasmettere sempre quella elegante cattiveria portata con estrema nonchalance, come una signora degli anni ’50 poteva portare i guanti bianchi durante un cocktail party.

Seconda stagione: Asylum.

Jessica Lange nel ruolo di Suor Jude.

Asylum, da molti considerata la migliore stagione dell’intera antologia, è la ragione per cui molti fan irriducibili sono stati risucchiati nel mondo AHS. Ambientato nell’Istituto di Igiene Mentale di Briarcliff nel 1964, Asylum ha come protagonisti medici nazisti e suore indemoniate. Il culmine viene toccato anche in questo caso da Jessica Lange che interpreta Suor Jude, una ex-cantante, responsabile della casa di cura che decide di diventare una suora come atto di redenzione dopo aver ucciso una ragazzina investendola accidentalmente con la sua auto mentre era ubriaca. In un momento di follia dettata da un forzato e brutale rimedio psicoterapeutico, Jude immagina di cantare in un’atmosfera psichedelica anni ’60, assieme a tutti gli altri pazienti un’esplosiva versione della canzone Name Game. Adorabile è anche l’assillante canzoncina Dominique, suonata continuamente dal jukebox presente nella sala della ricreazione all’interno della casa di cura. Ricordiamo che la canzoncina in questione era cantata nella realtà in quegli anni da una suora francese, Sœur Sourire (Suor Sorriso), che dismessi gli abiti ecclesiastici, dopo qualche anno si suicidò. Un’immagine che non sarà facile da dimenticare? La sottoveste rossa che Suor Jude castiga sotto il suo nero abito religioso. Un fuoco che arde ancora sotto la brace.

Terza stagione: Coven.

Sorellanza tra streghe.

Coven si svolge nell’Accademia Miss Robichaux per ragazze eccezionali a New Orleans dove giovani streghe vengono ospitate per far prendere loro confidenza con i propri poteri potenziandoli, e soprattutto per dar loro rifugio dal mondo esterno che da sempre ha accolto la stregoneria con avversione. La rettrice dell’Accademia è la strega “suprema” Fiona, una potentissima discendente delle famigerate streghe di Salem, interpretata da Jessica Lange. Tubini neri, tacchi a spillo e grandi occhiali scuri prendono il posto di verruche, scope e nasi adunchi, esaltando il fascino e la classe che l’attrice ha prestato al suo malvagio personaggio. Coven ci ha regalato personaggi e interpretazioni indimenticabili anche grazie a Kathy Bates, interprete di Madame Delphine LaLaurie, personaggio storico famoso per l’abitudine di torturare i suoi schiavi e utilizzare il loro sangue come elisir di bellezza, e alla sua acerrima nemica, Marie Laveau, potente strega voodoo interpretata da Angela Bassett. Interpretazioni clamorose dove viene confermata la tesi secondo cui gli uomini amano le bionde, sposano le brune ma tutto l’universo adora le streghe.

Quarta stagione: Freak Show.

Sarah Paulson nelle vesti di Bette e Dot, due gemelle siamesi.

Freak Show, ambientata a Jupiter, in Florida, nel 1952, è incentrata sulle storie e vicissitudini di un gruppo di personaggi Freak in uno degli ultimi spettacoli di mostri tanto in voga nel XIX secolo. Anche in questa stagione troviamo Jessica Lange che interpreta Elsa Mars, un’attrice tedesca fallita che compensa la frustrazione causata dalla sua carriera mai sbocciata, diventando la titolare del circo, e Sarah Paulson nelle vesti di Bette e Dot, due gemelle siamesi, due teste dalle personalità opposte, incatenate in un unico corpo. Ben presto in questa stagione ci si accorge che i veri mostri non sono coloro che posseggono delle deformità fisiche ma quelli che apparentemente sembrano “normali”. Notevoli sono le performance di Jassica Lange come cantante nell’interpretare le versioni di Life on Mars, una cover di David Bowie e di Gods and Monsters di Lana Del Rey. Il trucco eccessivo di Elsa, a volte sbavato da lacrime isteriche causate dal peso del suo passato e dal suo segreto presto svelato dagli evidenti segni che porta sul corpo, induce quasi a volerle accarezzare i capelli e a stringerla in un forte abbraccio consolatorio se non avessi paura che alla minima distrazione la signora Mars ti possa spezzare gli arti, sfregiare il volto e buttare all’interno di una gabbia solo per il gusto di arricchire il suo show.

Quinta stagione: Hotel.

Glamour orrorifico di Hotel.

Per gli amanti della serie AHS, Hotel è la stagione meno riuscita. Hotel, con qualche licenza creativa, affronta uno dei classici temi horror, i Vampiri, che in questo caso vivono all’interno dell’Hotel Cortez di Los Angeles. La perdita di Jessica Lange nel cast è stato il primo potenziale colpo al livello qualitativo della serie; nonostante questo, Lady Gaga ha preso il suo posto come uno dei personaggi principali della stagione vincendo addirittura un Golden Globe per il ruolo della Contessa, la Vampira padrona sia dell’albergo che delle anime intrappolate all’interno. Grumi di sangue incastrati tra le ciglia finte della protagonista e sesso surreale e patinato come in una foto di David LaChapelle, appaiono spesso copiosi e forzati. L’aspetto glamour dei personaggi si è rivelato più forte del contenuto dei loro dialoghi: il cameo di Naomi Campbell, seppur perfetta nel ruolo di segretaria superficiale del miliardario bisessuale che voleva acquistare l’Hotel per le sue sfilate di moda, ne è la dimostrazione tangibile. Diciamo che la trama a volte si è ingarbugliata tra le parrucche di Lady Gaga e le extension della “venere nera”.

Sesta stagione: Roanoke.

Cascate di denti in “Roanoke”.

Ryan Murphy e il cast di Roanoke hanno reso questa stagione completamente diversa dalle precedenti, facendo impazzire gli spettatori con la metanarrazione, ovvero con la rappresentazione di uno spettacolo all’interno di uno spettacolo (play-within-the-play). I due personaggi Shelby e Matt Miller partecipano a un documentario dal titolo My Roanoke Nightmare, dove raccontano e ricostruiscono, con l’ausilio di attori che interpretano il loro ruolo e quello degli altri protagonisti della storia, la loro spaventosa esperienza. La coppia racconta la sua fuga da Los Angeles per ritrovare la serenità in una casa nel North Carolina, dopo aver subito un attacco per strada da parte di una gang. L’esperienza si rivelerà tutt’altro che rilassante a causa dei loro nuovi, spaventosi vicini. Gli attori del cast di AHS come Sarah Paulson, Angela Bassett, Lily Rabe e Kathy Bates hanno come sempre interpretato magistralmente i loro ruoli. Roanoke ha riportato atmosfere affascinanti ma inquietanti dei classici di culto del cinema Horror come The Blair Witch Project. Se conoscessi personalmente Ryan Murphy, gli consiglierei di analizzare le ultime opere di Michelangelo Buonarroti, dove il genio rinascimentale inserisce nella sua “sovrannaturale” produzione artistica il concetto dell’arte del togliere, ovvero del non-finito; non c’è sempre bisogno di fotografare in maniera minuziosa ciò che accade in un’opera, rischiando, come è accaduto nella Sesta Stagione Roanoke, di diventare prevedibili e anche un po’ splatter. Lasciando un minimo di spazio all’immaginazione e interpretazione dell’ormai smaliziato spettatore, si può “rischiare” di coinvolgerlo in maniera più incisiva. In fondo, cosa c’è di più imprevedibile e spaventoso di noi stessi e delle nostre stesse paure?

Settima stagione: Cult

Le lusinghe dei mezzi di comunicazione.

La settima stagione intitolata Cult di American Horror Story, racconta, dal suo punto di vista, un tema ancora caldo: le elezioni presidenziali statunitensi del 2016. Probabilmente la realtà per Ryan Murphy e Brad Falchuck fa più paura della fantasia. Quella che sembrava inizialmente una stagione alimentata da intrighi politici, con riferimenti legati alla candidatura di Donald Trump e alla sua conseguente vittoria elettorale, si è trasformata in una brillante e sanguinosa battaglia dei sessi. Invece di utilizzare personaggi mostruosi o soprannaturali, Ryan Murphy e Brad Falchuck hanno deciso di utilizzare elementi, personaggi e colpi di scena che possono entrare a far parte della vita reale di tutti noi.  I protagonisti saranno forse spaventati dal fatto che un uomo dai capelli improbabili come uno zucchero filato al gusto di cornetti al formaggio e paprika, gomma da masticare alla menta piperita e formaggio erborinato possa determinare le sorti del mondo? Sette pseudoreligiose, irrazionali fobie e lavaggi del cervello sono i veri protagonisti di Cult. Magistrali le interpretazioni di Evan Peters.

Antonio De Renzo

Collezionista d'opere d'arte, di libri e di oggetti di design, ho deciso di creare Artangy, un blog che si occupa in maniera divertente e a volte dissacrante di arte, letteratura, cinema, moda, viaggi e di tutto quello che stimola la mia curiosità, il tutto con un retrogusto Tangy=Piccante.

There are 3 comments on this post
  1. Carmen
    Febbraio 11, 2018, 3:43 pm

    Ciao Antonio, mi piacciono i tuoi articoli sulle serie televisive perché non sono spoiler, ma sono degli stimoli per correre a comprare tutto il cofanetto coi i dvd!!!

  2. Manuela Signorile
    Febbraio 11, 2018, 4:04 pm

    Jessica Lange for president! Si sente molto la sua mancanza.

  3. Ester XXX
    Febbraio 11, 2018, 4:29 pm

    Ciao Antonio, concordo con te che Asylum sia stata la stagione migliore. The name game…strepitosa!

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