Me, myself and I

[dfd_spacer screen_wide_resolution=”1280″ screen_wide_spacer_size=”0″ screen_normal_resolution=”1024″ screen_tablet_resolution=”800″ screen_mobile_resolution=”480″ screen_normal_spacer_size=”0″ screen_tablet_spacer_size=”0″ screen_mobile_spacer_size=”150″][dfd_spacer screen_wide_resolution=”1280″ screen_wide_spacer_size=”0″ screen_normal_resolution=”1024″ screen_tablet_resolution=”800″ screen_mobile_resolution=”480″ screen_normal_spacer_size=”0″ screen_tablet_spacer_size=”0″ screen_mobile_spacer_size=”150″]
[dfd_spacer screen_wide_resolution=”1280″ screen_wide_spacer_size=”200″ screen_normal_resolution=”1024″ screen_tablet_resolution=”800″ screen_mobile_resolution=”480″ screen_normal_spacer_size=”150″ screen_tablet_spacer_size=”100″ screen_mobile_spacer_size=”100″][dfd_heading content_alignment=”text-left” delimiter_settings=”border-bottom-style:solid;|border-bottom-width:1px;|width:650px;|border-bottom-color:#dd3333;” delimiter_margin=”margin-top:25px;” style=”style_02″ subtitle=”Blogger, curioso della produzione dell’ingegno umano.” title_font_options=”tag:h5|font_size:45|line_height:50|letter_spacing:-3|font_style_bold:1″ subtitle_font_options=”tag:h3|font_size:15|line_height:26″ title_responsive=”font_size_mobile:34|line_height_mobile:40|letter_spacing_mobile:-1″]Antonio De Renzo

 

[/dfd_heading]

Ricordo un’immagine sbiadita di uno dei miei primi disegni consegnati alla maestra d’asilo: avevo circa quattro anni e con il mio grembiulino a quadretti azzurro porsi nelle mani dell’insegnante un foglio su cui era rappresentato un vaso pieno di fiori che rifletteva la sua ombra sul piano su cui era adagiato. Quel disegno, a mio avviso non particolarmente bello, destò non poco interesse misto a eccitazione in tutto il corpo docente della scuola materna: come aveva fatto un bimbo così piccolo a partorire il concetto di ombra sul disegno?
La maestra Antonietta, che in quell’occasione si senti al pari di Maria Montessori con un pizzico di Rita Levi Montalcini e una scintilla di Margherita Hack continuava a dire che i bimbi, con gli stimoli giusti, erano in grado di fare cose incredibili!
Questa esperienza, oltre ad aumentare l’ego della mia insegnante, contribuì a rafforzare la consapevolezza di essere un bimbo creativo.

Continuarono le scuole elementari e medie e, forte di questa manualità continuavo a vincere premi di poesia e di disegno. Addirittura in quinta elementare a un concorso dedicato ai cavalli, ne avevo disegnato uno imbizzarrito in un bosco pieno di alberi… Fu selezionato e come premio vinsi un libro dedicato alla vita dei cavalli…e alle loro malattie.

Ricordo ancora con disgusto la sezione dedicata agli escrementi con le loro 50 sfumature di colore e consistenza…

Tutto questo racconto solo per dire che, a dispetto del mio corso universitario in Marketing e comunicazione dove ho cercato incessantemente di riportare la mia vita alla concretezza degli studi scientifici, la vita mi ha sempre condotto a fare scelte direzionate verso l’arte. Ho fatto nella mia “quasi” giovane età diversi lavori, sono stato direttore di una galleria d’arte contemporanea,  mi sono occupato di tubi d’acciaio e di rame, ho venduto e collezionato opere d’arte, ho organizzato e allestito mostre prestigiose e tutto questo mi ha condotto ad avere una sola certezza: mi sento vivo solo quando sono di fronte a un bel quadro, una scultura, un buon libro, perchè a dispetto di un certo modo pessimistico di pensare che spesso qualcuno vuole inculcare prepotentemente nelle nostre menti, l’essere umano con il suo ingegno è il frutto più prodigioso del creato.

 

[dfd_heading enable_delimiter=”” title_google_fonts=”yes” title_custom_fonts=”font_family:Satisfy%3Aregular|font_style:400%20regular%3A400%3Anormal” style=”style_01″ title_font_options=”tag:h5|color:%23dd3333″ subtitle_font_options=”tag:h3|color:%23dd3333″]

Antonio De Renzo

 

 

[/dfd_heading]